Avvisi

sito in aggiornamento

Con il Patronato INCA-CGIL di Reggio Emilia abbiamo sostenuto una vertenza in merito alla natura professionale delle lesioni per discopatie lombari in autotrasportatore.

Il Consulente tecnico nominato d’ufficio dal Giudice del Lavoro di Reggio Emilia si è così espresso: “confermo la mia stima di molto probabile concausalità efficiente di natura professionale sull’ernia discale L4-L5, ricollegabile ad una esposizione a vibrazioni trasmesse al corpo intero nella guida di camion di vecchi modelli in coesistenza di rilevante movimentazione manuale di gravi senza ausili”.

Lo stesso consulente d’ufficio ricorda nella propria relazione peritale che l’ernia discale collegata a vibrazioni trasmesse al corpo intero (lavorazioni svolte in modo non occasionale, con  macchine che espongono a vibrazioni trasmesse al corpo intero: trattori, mietitrebbia, vendemmiatrice semovente, ecc) o a lavorazioni di movimentazione manuale di carichi svolte in modo non occasionale in assenza di ausili efficaci è tabellata nelle malattie professionali nell’agricoltura  di cui al D.M. 9/04/2008. Ciò significa che, essendo la patologia denunciata prevista in tabella, non sarà più l’assicurato (il lavoratore) a dover dimostrare l’origine professionale della malattia, ma l’Istituto INAIL a dover fornire la prova contraria, dell’origine extraprofessionale di detta patologia. In denegata iptesi, si realizza una presunzione legale di origine professionale della malattia… Continua a leggere

Finalmente il Ministero della Salute e il Ministero delle Finanze hanno comunicato ad alcuni – al momento ancora pochi – danneggiati in tutta Italia che entro la fine di febbraio provvederanno ad inviare il pagamento degli arretrati della rivalutazione, ai sensi della sentenza della Corte Costituzionale n. 293/2011, e della decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 3 settembre 2013.

Ricordo che la Corte Costituzionale aveva dichiarato incostituzionali i comm 13 e 14 dell’art. 11 del decreto legge 78/2010, con il quale il Governo avrebbe voluto introdurre una norma di interpretazione autentica della L. 210/92, con la quale sancire la non rivalutabilità dell’indennità integrativa speciale dell’indennizzo previsto dalla Legge 210/92, e la perdita dell’efficacia esecutiva delle sentenze già passate in giudicato che disponevano, al contrario, la rivalutazione di tale importo. Ricordo altresì che la Corte Costituzionale era stata interessata alla questione, in primis, dal Tribunale di Reggio Emilia, Dott.ssa Elena Vezzosi, che aveva ritenuto la questione di incostituzionalità sollevata dal nostro studio non manifestamente infondata. Seguivano poi i tribunali di Parma, Tempio Pausania, ed infine Alessandria.

corte _cost_ 2011_293

sentenza CEDU 1

 

se ti e' piaciuto l'articolo, condividilo!

Alla chiusura del periodo finanziario del Governo anno 2013, il Ministero della Salute non ha disposto ancora alcun pagamento della rivalutazione ex lege 210/92, diritto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza 293/2011 e riconosciuto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con la sentenza del 3 settembre 2013. A parte le promesse del Ministro Lorenzin, di impegno a recuperare le risorse finanziarie per garantire a tutti la rivalutazione dell’indennizzo, ancora nulla. Quindi sino al febbraio – marzo del prossimo anno probabilmente non arriverà alcuna somma ai danneggiati. Come non prosegue l’iter transattivo per il risarcimento del danno, così ancora solo parole del Ministro per quanto riguarda l’adeguamento della somma indennitaria, nonostante le pronunce sopra riportate. Tali pagamenti sono fermi da oltre un anno nonostante sentenze passate in giudicato che riconoscono il diritto alla rivalutazione, e condannano il Ministero al pagamento. Così accade anche in tutta Italia. Spesso i legali sono costretti a ricorrere ai giudizi di ottemperanza al T.A.R. per far condannare altre Autorità a pagare la rivalutazione al posto del Ministero della Salute, con ulteriore aggravio di spese per lo Stato Italia. E ciò sempre in spregio dei diritti dei cittadini che già si trovano in situazioni economiche precarie.… Continua a leggere

Con le sentenze allegate, il Tribunale di Reggio Emilia, Giudice del Lavoro Dott.ssa Serri,  ha accolto le domande dei ricorrenti tese a fare accertare il diritto degli stessi all’indennizzo previsto dalla Legge 210/92. Il Ministero della Salute aveva negato tale diritto ritenendolo prescritto al momento della domanda. Le parti ricorrenti hannor ichiesto C.T.U. medico-legale al fine di accertare che l’irreversibilità della patologia, requisito per poter accedere al beneficio di legge, si è manifestata in tempi successivi a quelli della scoperta della patologia. Il C.T.U. nominato ha dichiarato che la patologia epatica è stata definita e riconosciuta come irreversibile solo successivamente alla scoperta della stessa, e dopo aver effettuato le parti la cura di inerferone, tuttavia senza alcun esito positivo.

Sentenza: 20131114122639632

Sentenza: 20131114122658721

se ti e' piaciuto l'articolo, condividilo!

Per chiarire la durata e l’applicabilità della sospensione dei termini prescrizionali delle prestazioni INAIL, l’Istituto ha emanato la circolare n. 42 del 19 settembre 2013.

Allego nota esplicativa del Patronato Nazionale INCA – CGIL, che, richiamata la giurisprudenza della Corte di Legittimità, riassume in modo chiario e semplice le modalità in cui opera la sospensione dei termini prescrizionali.

L’art. 111 del T.U. INAIL dispone che “Tale liquidazione, peraltro, deve essere esaurita nel termine di centocinquanta giorni, per il procedimento previsto dall’art. 104, e di duecentodieci, per quello indicato nell’art. 83. Trascorsi tali termini senza che la liquidazione sia avvenuta, l’interessato ha facoltà di proporre l’azione giudiziaria”. Alcune sentenze di legittimità avevano quindi inteso i 150 giorni come un termine di sospensione a favore dell’Istituto, per istruire la pratica del ricorso amministrativo, e che quindi scaduto tale termine, l’assicurato aveva facoltà di proporre ricorso giiudiziario, facoltà che non comportava in caso contrario la decadenza dall’azione giudiziaria, ritenendo che il termine triennale decorresse dall’effettiva risposta di rigetto da parte dell’Istituto al ricorso amministrativo.

Altre sentenze, richiamate dalla circolare INAIL n. 42, hanno invece ritenuto che, scaduto il termine di sospensione di 150 giorni senza che sia pervenuto il rigetto definitivo da parte… Continua a leggere

Nella question time dell’11 settembre 2013 il Ministro della Salute Lorenzin ha dichiarato che il Ministero intende adempiere all’obbligo di corrispondere la rivalutazione dell’indennizzo ex lege 210/92, obbligo già sancito dalla Corte Costituzionale con sentenza 293/2011 e ribadito dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 3 settembre 2013. Il Ministro Lorenzin afferma che le somme dovute saranno liquidate “in tempi brevi”, e che a tal fine si devono reperire le risorse finanziarie. Siamo certi che le risorse finanziarie verranno reperite in tempi brevi, mentre purtroppo siamo stati abituati che i pagamenti non avvengono affatto in pari tempi. Spero di potermi ricredere almeno per il pagamento della rivalutazione alla luce della sentenza della Corte Europea.

Ricordo tuttavia che da diversi mesi il Ministero della Salute non sta versando gli arretrati della rivalutazione, e che spesso i legali dei danneggiati sono costretti a chiedere i giudizi di ottemperanza per ottenere l’adempimento delle sentenze di condanna, e di costringere così il Minisetro a pagare, con maggior aggravio di spese per lo Stato.

Se si avvererà ciò che è stato preannunciato dal Ministro Lorenzin, presto si dovrebbero veder corrisposti gli arretrati della rivalutazione monetaria previsti dalla legge 210/92.

allegato

se ti e' piaciuto l'articolo, condividilo!

Avevo citato nella scorsa pubblicazione altra sentenza ottenuta recentemente dal Tribunale di Reggio Emilia, che oggi pubblico. Si tratta di un danno fortunatamente inferiore al precedente, che aveva causato la morte del contagiato. Pertanto anche la somma da risarcire è nettamente inferiore. In entrambi i casi è stato ritenuto non trascorso il termine prescrizionale decennale. Il Giudice Dott.ssa Ferrari, richiamando la sentenza della Cassazione Sezioni Unite n. 580/2008, ha affermato che “il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno di chi assume di avere contratto per contagio una malattia per fatto doloso o colposo di un terzo inizia a decorrere, a norma dell’art. 2947 c.c., non dal momento in cui il terzo determina la modificazione che produce danno all’altrui diritto o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, ma dal momento in cui la malattia viene percepita o può essere percepita quale danno ingiusto conseguente al comportamento doloso o colposo del terzo, usando l’ordinaria oggettiva diligenza e tenuto conto della diffusione delle conoscenze scientifiche. Qualora invece non sia conoscibile la causa del contagio, la prescrizione non può iniziare a decorrere poiché la malattia, sofferta come tragica fatalità non imputabile al terzo, non è idonea di per… Continua a leggere

Con due recentissime sentenze, il Tribunale di Reggio Emilia ha nuovamente condannato la Regione Emilia Romagna e il Commissario liquidatore a risarcire i danni provocati a dei pazienti trasfusi con sangue infetto. Non so tuttavia se tali sentenze saranno impugnate in appello dalle convenute e dalle loro compagnie assicurative. Purtroppo le convenute piuttosto che transigere le controversie offrendo importi inferiori rispetto a quelli liquidati, anche promettendo eventualmente di non procedere all’appello, preferiscono impugnare le decisioni di primo grado confidando nei rinvii (di almeno 7/8 anni) e nelle lungaggini processuali, e chiedendo la sospensione dell’esecuzione. In un caso analogo, una sentenza che già ho pubblicato emessa dal Tribunale di Parma, è stata impugnata in appello dalle controparti, chiedendo altresì la sospensione dell’esecuzione. Nel caso in cui le parti avversarie ottenessero tale sospensione, i miei assistiti si ritroverebbero da un lato privi di somme risarcitorie per svariati anni, e d’altro, dovrebbero versare all’Agenzia delle Entrate, per la registrazione della sentenza di primo grado, una somma superiore a 44.000,00 euro…! E tutto ciò non ha nulla a che fare con la giustizia…

sentenza

se ti e' piaciuto l'articolo, condividilo!

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 293/2011, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo conferma l’obbligo dello Stato di rivalutare l’intero indennizzo previsto dalla Legge 210/92 a favore di coloro che hanno contratto patologie di carattere irreversibile a seguito di somministrazione di vaccinazioni, prodotti emoderivati o sangue infetti.
L’italia infatti, afferma la Corte, ha violato la Convenzione Europea emanando il decreto Legge 78/2010 convertito con la Legge 122/2010, laddove, all’art. 11, comma 13 e 14 nega la rivalutazione dell’indennità integrativa speciale, quest’ultima pari a circa il 95% dell’importo dell’indennizzo erogato.
Con la sentenza “pilota” del 3 settembre la Corte di Strasburgo riconosce il diritto alla rivalutazione dell’I.I.S. non solo ai ricorrenti che hanno visto accolta la loro domanda, ma a tutte le persone danneggiate che beneficiano dell’indennizzo ex lege 210/92. Lo Stato italiano avrà sei mesi di tempo, dal momento in cui la sentenza diventerà definitiva, per stabilire una data inderogabile entro cui s’impegna a pagare rapidamente le somme dovute. La sentenza sarà definitiva non prima di tre mesi, tempo a disposizione del governo italiano per chiedere la revisione del caso davanti alla Grande Camera della stessa Corte.

se ti e' piaciuto l'articolo, condividilo!

STRASBURGO, 3 SET – Gli italiani infettati da trasfusioni di sangue o da prodotti da questo derivati hanno vinto oggi la loro battaglia a Strasburgo.

La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che lo Stato deve versare a TUTTI gli infettati l’indennità integrativa speciale prevista dalla legge 210/1992.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia a pagare l’indennità integrativa speciale prevista dalla legge 210/1992 a tutte le persone infettate da trasfusioni di sangue o da emoderivati.

La sentenza “pilota” odierna, sottolineano fonti della Corte, riguarda non solo i ricorrenti che hanno visto accolta la loro tesi, ma anche tutti gli altri italiani che si trovano nelle stesse condizioni. Ora lo Stato italiano avrà sei mesi di tempo, dal momento in cui la sentenza diventerà definitiva, «per stabilire una data inderogabile» entro cui s’impegna a pagare rapidamente le somme dovute. La sentenza non sarà comunque definitiva prima di tre mesi, ovvero il tempo a disposizione del governo italiano per chiedere la revisione del caso davanti alla Grande Camera della stessa Corte.

Il caso era stato sollevato in Europa dai malati che avevano fatto ricorso perché era stato negato loro il sussidio.

Per Strasburgo il governo, con il decreto… Continua a leggere

Calendario pubblicazioni

luglio: 2014
L M M G V S D
« feb    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Area riservata

QR Code

Questo e' un QrCode, con l'applicazione idonea il vostro smartphone vi permetterà di visualizzare le informazioni in esso contenute